Chi fa cosa in un'abbazia? Uno sguardo ai ruoli della vita monastica

Elise
02/2026
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In questo articolo

Quando si varcano le porte di un'abbazia, si entra in un altro mondo. Il silenzio regna sovrano, le giornate sono scandite dagli uffici liturgici, e un senso di pace abita questi luoghi.

Ma dietro questa apparente tranquillità si cela un'organizzazione tutt'altro che immobile. La vita monastica, maschile o femminile, si fonda su un equilibrio sottile tra preghiera, lavoro, servizio e ascolto. Ogni membro vi occupa un posto, con un ruolo definito, al servizio della comunità. Ma quali sono davvero questi ruoli? Chi fa cosa, ogni giorno, in un'abbazia?

L'abate o la badessa: un'autorità di servizio

L'abate o la badessa è il superiore della comunità. Non è un capo nel senso mondano del termine, ma piuttosto un padre o una madre spirituale, eletto/a dai membri della comunità per la sua saggezza, la sua stabilità interiore e la sua capacità di raccogliere attorno a sé. Guida la vita spirituale, veglia sulla fedeltà alla Regola monastica (spesso quella di san Benedetto), prende le grandi decisioni e incarna l'unità della comunità.

Lungi dall'essere un potere autoritario, questo ruolo è profondamente radicato nel servizio e nell'ascolto. L'abate o la badessa è un punto di riferimento per gli altri, e porta sulle proprie spalle la responsabilità dell'intero corpo comunitario.

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Il priore o la priora: il sostegno indispensabile

Subito dopo l'abate o la badessa, il priore o la priora svolge un ruolo essenziale nell'equilibrio della vita quotidiana. Coadiuva il superiore nell'organizzazione della casa, veglia sul buon andamento delle giornate, sulla ripartizione del lavoro, sulla regolarità degli uffici liturgici. In alcune comunità, questa persona sostituisce il superiore in caso di assenza. La sua presenza è spesso più discreta, ma la sua funzione è capitale affinché la vita monastica rimanga fluida, stabile e armoniosa.

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La maestra o il maestro dei novizi: accompagnare i primi passi

Entrare in un'abbazia non avviene dall'oggi al domani. Prima di impegnarsi pienamente, i nuovi arrivati attraversano un periodo di apprendimento e di discernimento. È qui che interviene la maestra o il maestro dei novizi, incaricato/a di accompagnare coloro che iniziano il loro cammino.

Attraverso momenti di dialogo, di insegnamento, di preghiera e di lavoro, questa persona trasmette i fondamenti della vita monastica: il silenzio, l'ascolto, la liturgia, l'umiltà, la vita fraterna. È al tempo stesso guida spirituale, formatore e compagno di cammino, aiutando ciascuno a radicarsi autenticamente in questa particolare vocazione.

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Al Monastero di Santa Colette di Assisi, il velo bianco indica che la suora è novizia.

I primi passi: dal postulato al noviziato

Prima di fare professione, la vita religiosa comincia con un periodo di scoperta chiamato postulato. Nel corso di alcuni mesi, la postulante o il postulante vive con la comunità senza un impegno ufficiale. È un tempo di osservazione, di esperienza e di interrogazione, per verificare se questo stile di vita corrisponda davvero a una chiamata interiore.

Se il cammino si conferma, la persona diventa novizia o novizio. Riceve allora l'abito religioso ed entra in un periodo di formazione più approfondita, che dura generalmente da uno a due anni. Questo tempo di noviziato permette di immergersi nella preghiera quotidiana, nel lavoro, nello studio della Regola e nella vita fraterna, continuando al tempo stesso il discernimento.

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Una novizia tra le sue sorelle all'abbazia di Notre-Dame de Wisques

L'economo: la gestione al servizio di tutti

La vita monastica, anche nella sua semplicità, richiede una certa organizzazione materiale. L'economo è incaricato/a di questa responsabilità. Si occupa delle finanze, della contabilità, degli acquisti e della manutenzione dei luoghi.

Questo ruolo, spesso invisibile dall'esterno, è però fondamentale. Grazie a una gestione rigorosa e discreta, l'economo permette alla comunità di vivere in una stabilità economica che favorisce la preghiera, il silenzio e l'ospitalità. Questo incarico richiede al tempo stesso senso pratico, integrità e grande discrezione.

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Le cose vanno per il verso giusto all'abbazia di Fleury

Il responsabile dell'accoglienza: il volto dell'ospitalità

La foresteria occupa un posto centrale in molte abbazie. Il padre foresterario o la suora foresteraria è responsabile dell'accoglienza degli ospiti, quei visitatori venuti a cercare un tempo di silenzio, di riposo o di rigenerazione spirituale. Prepara le camere, organizza i pasti, risponde alle richieste, accoglie i nuovi arrivati con premura.

In questo servizio di accoglienza, spesso molto umile, si gioca però qualcosa di assai profondo: l'incontro, l'ascolto, la testimonianza silenziosa di una vita centrata sull'essenziale. È spesso attraverso questo primo contatto che gli ospiti scoprono lo spirito della comunità.

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Il sorriso radioso della suora foresteraria dell'abbazia di La Rochette

Altre missioni, secondo i talenti

Ogni abbazia distribuisce i ruoli in funzione dei bisogni della comunità e dei doni di ciascuno. Alcune suore o fratelli diventano sacrestani, vegliando sulla bellezza della liturgia e sulla preparazione degli uffici. Altri sono cantori, responsabili dei salmi e dei canti. Si trovano anche infermieri, bibliotecari, cuochi, giardinieri, artigiani...

In molti casi, questi servizi non sono "assegnati a vita": possono evolvere a seconda delle fasi della vita, delle forze e delle chiamate del momento. L'essenziale, in ogni compito, è di viverlo come un servizio, nella preghiera e nella semplicità.

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Venite ad assaporare la deliziosa cucina del fratello cuoco del Foyer Marie Jean

Un'organizzazione al servizio della pace interiore

Tutti questi ruoli, per quanto vari, concorrono a un unico scopo: favorire la vita comunitaria e la ricerca di Dio. In un'abbazia, nulla è lasciato al caso, ma tutto è vissuto nello spirito della Regola benedettina: equilibrio, umiltà, carità. Ognuno porta il proprio contributo all'edificio comune, con ciò che è e ciò che può offrire, in una dinamica di offerta e di fiducia.

E se veniste a scoprire questa vita dall'interno?

Oggi, molte abbazie propongono ritiri, soggiorni spirituali o immersioni nella vita comunitaria. Potrete gustare qualche giorno di silenzio, condividere la preghiera dei monaci o delle monache, e lasciarvi toccare da un modo di vivere centrato sull'essenziale. Che siate credenti, in ricerca, o semplicemente curiosi, questa esperienza può nutrirvi in profondità.

È sufficiente cliccare su questo link per prenotare il vostro ritiro fin da ora!

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Ritrit, l'associazione al servizio delle comunità religiose e dei loro ospiti