La Grande Chartreuse
Saint-Pierre-de-ChartreuseIsère Fondata nel 1084
Credito fotografico
- La Grande Chartreuse · Foto: Floriel · CC BY 2.5 · tramite Wikimedia Commons
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Ai Religiosi della Grande Chartreuse
(di Jean-Jacques Rousseau)
Illustri abitanti di queste sante dimore,
Dove non giungono mai né le lacrime né i lamenti!
Quanto i vostri casti piaceri superano le dolcezze
Del succo il cui veleno inebria tanti cuori!
Quanti mortali si perderebbero nei vostri deserti tremendi,
Se sapessero quanto sono felici i vostri simili!
Ai dolori più vivi sembra che il mio cuore sia in preda,
E voi nuotate sempre nella gioia più pura.
Tranquilli sulla sorte della vostra eternità
Vedete cominciare la vostra felicità;
E la mia anima lacerata da mille rimorsi,
Teme di essere un giorno consegnata alle fiamme, ai demoni.
Fuggite il gran mondo, e lui stesso vi fugge;
Ma più me ne allontano, e più mi insegue.
L'oro, l'onore, il piacere, tutto tende a sorprendermi:
Non so, non voglio, né posso difendermi.
Amo ciò che mi nuoce, odio ciò che mi fa bene,
Senza sosta combatto la grazia e la ragione.
Ahimè! Perché non ho visto il mondo con i vostri occhi,
O perché non mi sono avvicinato prima a questi luoghi!
Ne avete bandito la frode e l'impostura,
Solo la grazia vi regna e la semplice natura.
Là, ognuno consultando la ragione e la Fede,
Fugge il male, fa il bene, e vive secondo la Legge.
O costumi, o santi costumi! Che una virtù così rara
Meriti la felicità che il Cielo vi prepara!
Occupati di Dio solo presso i suoi altari
Vivete sconosciuti al resto dei mortali.
Il vostro nemico vinto, vergognoso della sua sconfitta,
Non torna più a turbare questo dolce ritiro.
Non si vede qui la molle oziosità
Nutrire tra le braccia del sonno la voluttà:
Né l'avida furia di qualche bene fragile
Far intraprendere tutto, e rendere tutto facile.
Tutto è cambiato per voi, i beni sono senza attrattiva,
La gloria e i piaceri come se non fossero;
La fame, il freddo, il caldo, il silenzio, le lacrime,
Le veglie, le fatiche non hanno per voi che incanti.
Che uomini, giusto Cielo! che non hanno più nulla di umano!
Sarebbero forse diventati di bronzo, o di rame?
Vecchi abeti, che vedete rivivere l'innocenza
Che il mondo un tempo conobbe fin dalla sua nascita,
Nascondetemi così bene sotto un fitto fogliame,
Che la mia guida smarrita non mi trovi mai:
Che io stesso, perso nei vostri sentieri nascosti,
Non possa mai ritrovarne le uscite:
Sì, consacro a Dio il resto dei miei giorni,
Che li regoli a suo piacere, felice o triste corso;
Troppo felice se posso, vivendo come voi,
Ottenere le sue grazie, e calmare la sua ira.